Il Tafano continua ad infastidire… e a punzecchiare
Qualcuno mi chiama anche “mosca cavallina” della famiglia dei Tabanidi (curiosa assonanza con i talebani) o Brachiceri inferiori. La mia puntura inocula il batterio della Francisella tularensisi o febbre dei conigli, animali rispettosissimi, prolifici ma in alone di pavidità e di fugacità amatoria. È forse questa l’aleatoria ragione per cui sono giunte in redazione alcune invettive alla rubrica ed al suo malaccorto estensore, del tutto anonime?
Non ci impressioniamo e comunque zzzzzhhh……zzz si continua ad infastidire… e a punzecchiare.
Premessa indispensabile: i cretini puri di una volta, che ai perché profferiti alle loro convinzioni e-o stramberie rispondevano perentoriamente (e illogicamente) “perché si”! Ebbene, non ci sono più. La rete ed i social inerenti li hanno confusi con una massa di questuanti dell’apparire, che non lesinano ne soliloqui e cretinerie del tutto astruse dalla realtà.
Ma state tranquilli grassi lettori (che tali siete, se leggete questo giornale e questa finitema rubrica) e non asfittici cronici, assidui “guardoni” della rete. Voglio rassicurarvi dicendovi che la loro funzione di baluardo nella società, è stata sostituita da altra figura analoga e una volta compendiaria: il “cretinoso” (che nell’analisi spuria del Lombroso, andava ad identificare un soggetto, che pur con tendenza al cretinismo patologico, in qualche modo ad esso non si imperniava rimanendone però nei pressi).
E che l’insetto estensore pungolatore di questa piccola rubrica di un giornale di provincia pensava di dover recensire, ogni tanto e con inerenze italiche (i dati Istat tenderebbero ad indicarci se non proprio come paese esportatore di tali soggetti, sufficiente produttore e tale da non doverne importare). Abbiamo ad esempio – la nostra nota, digià da noi “puncicata” signora Francesca “mempiccio” dal cognome immigratorio e “occhialona” della vacua osservazione, caso emblematico della nostra rappresentanza nazionale. Dagli immigrati ai giornalisti, ve ne è per tutti, e ciò che dice la identifica pienamente nell’accezione lombrosiana.
E quindi il tafano non avrebbe mai pensato di occuparsi di un figlio di Albione, ovvero inglese (a Roma declinato in un simbolismo spicciolo e popolare inerente la di lui madre ed i suoi costumi). Insomma il tale, apprendiamo nato nel1969, giornalista, opinionista e recensore di bevande e cibo tale Giles Cores (tradotto in romano “er gilè sur core”) ha testualmente scritto “urbi et orbi”, ed in merito all’assegnazione da parte dell’Unesco, alla “Cucina italiana” di “bene immateriale dell’umanità”: “L’Unesco si è lasciata raggirare, è una truffa, il cibo italiano è pessimo”! E il “perché” di questo veemente attacco, non ha infatti il finale: “perché si”, che lo avrebbe identificato come il vecchio cretino di una volta. No! E “l’opinionista” (o “oppionista” da retaggio storico anglo-cinese) inglese ne spiega il perché: “la migliore cucina del mondo è quella inglese”! E le sue parole lo assurgono, assumono e assommano: il cretinoso. Miei cari lettori e purtroppo per noi, è duro constatarlo: non ci sono più gli imbecilli di una volta, come diceva l’emerito e grande Leonardo Sciascia, quei bei cretini puri e genuini, non portatori di interessi alcuni, come il pane di casa, l’olio e il vino dei contadini. E, sosteneva l’altrettanto Maestro Umberto Eco, che i social media avessero dato ragione propalata “a legioni di imbecilli”, mentre nel passato le loro idiozie erano più discrete e conferite in ambienti privati: tra amici al bar, e-o alla partita o in ambito famigliare! zzzhzzzhhhzzzz……
