Il tafano: tra “grattacielari e buone fedi di figli di onesti padri e buone donne”
Ma pensante se con un caldo incipiente e “smoderato” (come sono state le continue piogge e freddi di maggio sino all’inoltrato mese), un insetto molestatore debba non solo comparire per il solo ruolo disturbatore (che non si sa per quale altro motivo il “buondio” lo abbia creato) ma con pervicacia andare a questionare anche su sentenze (e queste si sa, emesse si da degli uomini semplici, ma togati, ovvero con paludamenti tipici di chi esercita in merito ad un mandato) dettate in nome del Popolo Italiano.
Questi incaricati hanno il precipuo ed indefesso compito di giudicare e profferire appunto giudizi che possono persino condurre a contenimenti in poderose strutture con sbarre e chiavistelli.
Certo la ove occorrenti, che, in altri casi questi giudicanti, che hanno una loro personalità e principi etici, sociali, politici, possono interpretare inversamente date leggi e sostenere errata la convinzione (corroborata o meno da documenti, prove, indizi) di altri uomini anch’essi togati e preposti per funzione a sostenere delle accuse.
Il giudicare è quindi qualcosa che dovrebbe essere alieno da calcoli, passioni, prolusioni, prebende fisiche o morali, estraneo a qualsivoglia interesse o anima di appartenenza.
Naturalmente nell’applicazione delle leggi e delle norme (che non sono istituite ad hoc per ogni singolo caso ma per fattispecie) c’è un’interpretazione in merito all’accaduto e ai personaggi coinvolti.
E partiamo dai principi del diritto che impone a qualsiasi legge di essere prima che giusta logica; non ci può essere infatti una norma dettata a caso e senza precisi riferimenti sociali, etici di salvaguardia.
Non vi possono ad esempio essere leggi che proibiscono l’uso del cappello o impongono di camminare in città senza scarpe, o di proibire l’uso dell’ombrello sia che piova o no, o di dar la precedenza in strada a chi abbia il cappotto (poi se è piena estate gliela darete per evitare diatribe ed altro).
Pazientate, che giro giro intorno e poi al sicuro da palette schiacciainsetti, repellenti e brr… insetticidi…… pungo!
E sono arrivato, e continuo con quei signori che, in nome nostro, del popolo sovrano, applicano la legge interpretandola e a volte in dubio pro reo e alcune volte in dubio contra reum.
Al punto: dei signori appoggiatisi ad uffici comunali e loro dirigenti (a Roma chiamati palazzinari che, anche perché, per incapacità tecniche, di uomini, capitali e quant’altro al di la dei dodici, quindici piani non salgono), in un luogo di Milano in Via Stresa e ove v’era un capannone uso servizi in disuso (e frutto appassito del boom economico degli anni 70-90) costruiscono di sana pianta una Torre, ovvero un grattacielo alto 80 metri con 24 piani ad uso abitativo e badate e leggete bene, non presentando un nuovo progetto per una nuova costruzione e-o pagandone i carissimi oneri di urbanizzazione della zona, per un’opera d’impatto nella zona con arrivi di migliaia di nuove persone, no, presentano una SCIA (ovvero una semplice comunicazione con Pec o Raccomandata indirizzata al comune che si intende cambiare, modificare un’attività commerciale, artigiana le, ricettiva… e senza che implichi un controllo preventivo da parte dello stesso).
(Nota: hanno venduto gli appartamenti tra gli 8 mila ed i 10 mila euro a metro quadro)
La Procura di Milano informata denuncia e manda sotto processo e “grattacielari” (eh sono di Milano, vanno in alto) e loro “amici” comunali. Ma la sentenza della VII Penale del Tribunale meneghino (n.3258/26) presidente Paola Braggion non tenendo conto del “tempus regit acum” cioè del reato ai nostri tempi, ma e in “favor rei” e a leggi ponte degli anni 40 di cui i sodali si erano in bona fide attenuti e di fatto convalidando le tesi dell’operato tra grattacielari e organi di controllo del Comune. Mancava solo scrivessero “non ne sapevano nulla” delle leggi successivamente ed ora in auge. Che ad esempio in qualsiasi luogo d’Italia prima di “porre” una tettoia in cartone ondulato o plastica (rigorosamente con montanti a viti e bulloni e priva di qualsiasi legante edilizio (colla, cemento, calce) devi presentare un progetto con un iter di un anno nei piccoli comuni, pagare un occhio della testa, ricevere dichiarazioni scritte di non belligeranza dai vicini di casa (con le firme rogate da un notaio è meglio) e sopralluoghi di tecnici e polizia locale (se, ed in estate, ci accendi sotto un barbecue od un apparato amplificatore di musica, sei spacciato, ti arrestano per “diversificazione e cambio d’uso” (ci potevi solo riposare di giorno) e portano – in carenza e penuria di accoglimenti detentivi – al canile municipale dove qualcuno della tua famiglia, sborsando, potrà riscattarti.
Invece questi “grattacielari” dice la sentenza-braggioni che ne sapevano che per “alzare” 24 piani servisse – a Milano poi – un progetto, quando tutti “contigui” costruivano come a lor pareva in assenza di norme specifiche.
E il sindaco della capitale industriale d’Italia? Tale Sala, ha tuonato: “ci hanno diffamato, giornali, mass-media e Procura, ci hanno dipinto come la patria dei ricchi e delle amministrazioni senza regole” ed invece ecco serviti i “lor signori” e le sentenze si rispettano !
Ohibò, beh, beh… intanto il comune di Milano e conscio che questa è solo la sentenza di primo grado e magari accortosi che l’avevano fatta un po’ fuori del vasetto, ha mandato lettere a destra e a manca a tutti coloro che si erano avvalsi delle “scie” per poter trarre da garage, ville unifamiliari e da passi carrabili, attività commerciali ecc… e hanno loro richiesto dei “ravvedimenti operativi” pagando interamente gli oneri di urbanizzazione che tali opere richiedono! Pare che pure il sindaco Sala abbia chiesto un cambio di destinazione d’uso pagandone le spese eh, da “sala pranzo “a sala ingresso”.
Zhhhhhh… Zhhhhh, eh se mi capitate a tiro…
