Riccardo Travaglini, il Sindaco dei fiori di Castelnuovo di Porto
Dai calzini nella cartella alla rivitalizzazione di una città, dalla riscoperta del Tevere alla creazione del polo logistico più grande d’Italia: Riccardo Travaglini, il Sindaco dei fiori nell’impetuosa avventura del fare a Castelnuovo di Porto

Chi è lei, come è passato alla politica?
Sono passato alla politica a causa di mio figlio Renzo, che anni fa e mentre a casa lo preparavo per la scuola, mi disse: “papà mettimi i calzini di ricambio nella cartella”, “ma non avete l’armadietto in palestra?” dissi. “Papà ma di che palestra parli, già è tanto che abbiamo le aule”. E fu così, e confrontandomi con degli amici, anch’essi genitori di scolari, che pensammo di presentare all’amministrazione un progetto per ovviare a tale mancanza. E dibattendo e confrontandoci con i politici alla guida della città iniziammo il cammino per dare corpo alle esigenze ed aspettative e nostre e degli altri cittadini.
Io ero un operaio comunale, poi mi sono laureato, passato all’ufficio tecnico ed in seguito ho anche esercitato la professione di Architetto.
Gli inizi…
Ho avuto come detto l’ausilio iniziale di amici concordi e poi delle persone che ci hanno riconosciuto come un gruppo capace di amministrarli ed è così che sono al secondo mandato.
Bene, mi dica cosa di etico ed estetico ha fatto per Castelnuovo di Porto, per l’etica può dire ciò che le pare, ma per l’estetica sia “etico” e la prego di attenersi a ciò che ha fatto.
I cittadini mi chiamano, con senso di bonaria presa in giro, il sindaco dei fiori, perché sin dall’inizio i miei provvedimenti furono dedicati all’eliminazione del degrado in zone incolte, cespugliose e abbandonate e a riempirle di fiori. Con me stesso a piantarli insieme a volenterosi amici, convinti che il senso civico di un cittadino nasca in un territorio pulito e bello.
Ed è da ciò che è partito tutto e insieme al verde c’è stato chiaro il messaggio di cambiare la convivenza sociale ed educativa della città. E così in seguito, decine e decine d’ordinanze a riparare muri, strade, riattare percorsi, marciapiedi, illuminazioni. E anche con “guerre giudiziarie” contro “Roma Capitale” che aveva rilevato gli onori della provincia senza assumersene gli oneri derivanti. Una delle quali inerente la località Ponte Storto sulla Tiberina, ove v’erano 400 abitazioni popolari di proprietà della Provincia ma abbandonate nel degrado e nell’incuria, ove noi per questioni di appartenenza patrimoniale non potevamo minimamente intervenire. A ciò si era aggiunto negli anni un’espansione di edilizia abusiva e di gente disperata e scacciata dalla capitale che in loco aveva trovato un facile terreno di illegalità e traffici inerenti. Iniziammo con lavori comunali sulla viabilità e la bonifica di rifiuti imperanti, e continuando con del volontariato che piano piano ci ha consentito di ridare un nuovo volto accettabile alla zona.
Quindi partendo dai margini e salendo sino al centro storico ove e vecchie strutture e una vecchia legge del 1939 sulla tutela paesaggistica archeologica assoluta, ci posero in seria difficoltà. Trattando pietra per pietra, comignoli, muretti, strade, scorci diruti, con la Sovrintendenza ancorata e ad un patrimonio da rispettare e burocraticamente alla legge!
Abbiamo quindi curato parchi, creato parcheggi a ridosso delle mura e cercando di educare i cittadini ad un uso limitato dell’auto e a privilegiare la vivibilità dell’essere.
Rinnovato i servizi di appalto strade, rifiuti, potenziati quelli di aiuto sociali. Il borgo rinato e considerato uno dei più belli d’Italia, dove finalmente la gente si ritrovava come comunità antica e storica. E anche con uno studio in tal senso svolto in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. Ad esempio è stata individuata ai margini del nostro esteso territorio (30,84 Km2 – n.d.r.) nel Parco di Veio una antica popolazione con tanto di abitato e che sarà l’oggetto di una pubblicazione dell’Università della Tuscia di Viterbo.

Si fermi, mi dica quando però le scade il mandato che porrebbe poi fine alla sua corsa e alla sua foga…
Nel 2027, ma ancora non ho capito e deciso se sia utile per la città e anche per me un terzo mandato, e nonostante il tanto lavoro ancora da fare nella mia (lo dico con un certo orgoglio dopo anni di impegno) città, perché nello stesso tempo mi nasce il dubbio che un cambiamento, foriero di nuove forze ed idee, possa portare innovazioni che “un vecchio sindaco” forte delle sue convinzioni e di ciò che ha fatto di meritorio negli anni fatica e a individuare e a condividere.
Che mi dice dell’etica, e anche se mi ha in parte già risposto considerandola attinente e imprescindibile dall’estetica, voglio dire in modo specifico di conduzione amministrativa.
Mettiamola allora così, l’etica è una porta aperta: la mia, quella da dove lei è entrato e dalla quale può entrare qualunque cittadino e similmente può accedere alle scelte amministrative fatte in ogni ambito, niente di nascosto, trasparenza completa. Ci possono poi confutare le scelte fatte, ma non ci potranno accusare di aver nascosto o sottratto risorse o informazioni alla comunità.
E con i “social”, che non saranno certo il massimo dell’etica, ma strumenti da cui oggigiorno un amministratore non può prescindere, informiamo dettagliatamente i nostri cittadini su tutto ciò che stiamo in nome loro facendo, con messaggi, foto, filmati che la gente vuol vedere e recensire. E pur in maniera spicciola e virtuale è questa la comunicazione preferita.
E spiegare poi col metodo sommario appunto, che è quello dei social, realtà e problemi di difficoltosa soluzione come ad esempio Monte Tufello o le Terrazze, e dove il Comune in lotta per la loro riqualificazione ha dovuto e deve lottare aspramente con l’incuria ed il disinteresse di altre istituzioni collegate, è impresa non facile.
E come non è stato facile vincere l’inerzia di una città economicamente ferma agli anni ’80 e legata a vecchi sistemi produttivi e quasi isolata dal resto del territorio, con le città vicine di Fiano Romano e Monterotondo già avviate ad un nuovo sviluppo logistico industriale. Rischiavamo di non agganciarci al treno, cosa che poi, e lottando con tutti, abbiamo fatto. È di questi giorni l’atto di compravendita di tutta la superficie coperta e dei suoi ambiti della Protezione Civile limitrofa a Monterotondo (Via di Ponte del Grillo) 130 mila mq, che passano alla Esselunga e che ci consentono di prospettare altri futuri ed importanti insediamenti logistici. E pur ben sapendo che la logistica non porta migliaia di posti di cui si avrebbe bisogno, e che la produzione vera e propria si svolge in mercati di altri Paesi a bassissimo costo lavorativo, dobbiamo adattarci, che avere nel territorio una parte economica della filiera e vedendo come essa si stia sviluppando ci fa poi pensare ad ulteriori progetti a livello nazionale.
Se ci collegassimo con le vicine città di Monterotondo e Fiano Romano, nell’ambito della Valle del Tevere, potremmo concepire, e per l’estensione e per una viabilità in itinere veramente importante, alla creazione del “centro-polo logistico” più grande d’Italia!
Sindaco, è una notizia da prima pagina, e da come la dice non mi sembra estemporanea e fantasmagorica…
Ma no, se ci mettiamo insieme e l’Area Metropolitana e la Regione ci assistono e convogliano i fondi necessari noi, e ben conoscendo i valori innovativi dei miei colleghi delle città dette (tutti giovani e preparati alle sfide e a dimostrazione che sono poi gli uomini che fanno la differenza e quasi mai i partiti di appartenenza – n.d.r.) e magari con altri contributi ben accetti di altre città vicine, lo possiamo, eh si che lo possiamo…

Ma che foga e allora sembrerebbe a queste parole che in fondo abbia sciolto il dubbio di candidarsi o meno ad un nuovo mandato.
È che poi la voglia a volte vien meno, la burocrazia e le leggi che rimangono, pur giuste ma a volte ostacolative nei tempi e nei modi quando uno vuol solo fare del suo meglio e per il bene comune. E poi il pensare continuo alle risorse e nonostante ad esempio la Regione Lazio abbia investito in progettazione e sviluppo viario sul territorio 400 milioni di euro, un terzo del suo bilancio (raddoppio della Tiberina-progetto La Gronda con un raccordo Castelnuovo-Fiano Romano e da Piazzale Flaminio-Roma a Porta Fiorentina a Viterbo). E mi pare di averle illustrato a grandi linee tutto…
Eh no, un attimo, lei con la sua posso dire esuberanza, mi ha fatto saltare la “scaletta” tipo dell’intervista, il nostro giornale si occupa di territorio, prodotti, turismo e vorrei dare ai nostri lettori un quadro non dico esauriente ma illustrativo della sua città e quindi… su mi dica perché un turista dovrebbe venire a Castelnuovo di Porto, cosa offre?
Premetto che non avendo ad oggi operatori, guide turistiche formate ci affidiamo alla rete e tramite i QR code, inoltre sulla piazza principale d’ingresso, nel castello aperto sei giorni su sette, ragazzi del Servizio civile sono pronti a visite ed informazioni. Il nostro maniero, palazzo ducale dei Colonna (detto Rocca Colonna), da primario insediamento medievale difensivo dei Monaci Benedettini passò a Palazzo rinascimentale della potente famiglia romana, con abbellimenti, interventi architettonici e mirabili affreschi. All’interno abbiamo inserito delle attività sociali e creative favorendo donne disagiate e bambini con disturbi psico-fisici che con l’ausilio di telai a mano creano dei tessuti e dell’abbigliamento di qualità. E una scuola di musica diretta da un eccellenza, il Maestro Alessandro Martinini, con 60-70 allievi.
L’editrice del nostro giornale è un’associazione culturale trentennale, quindi abbiamo a cuore le associazioni, ci sono e cosa fanno nella sua città?
Ne abbiamo tante, non strutturate ma vive, che si adoperano, ci aiutano e fanno tanto anche con i pochi contributi che possiamo loro elargire.

Folclore, feste, ricezione?
La maggiore è senz’altro quella svolta annualmente in occasione della festa del nostro patrono S. Antonino martire il 2 settembre dove nel nostro borgo si aprono le cantine e l’atmosfera è partecipatamente “medievale”.
Vorremmo inoltre creare un brand “I Borghi di Veio” sulla antica via Vaientana con Isola Farnese, Belmonte a raggruppare in un percorso storico la bellezza di un territorio. La ricezione è affidata ai B&B soprattutto ad ora al servizio della capitale e dei suoi visitatori, ma non demordiamo che piano piano e con lo sviluppo…
Sviluppo mi permetta e che non ho quantificato ad ora, ma che mi piace elencare con delle cifre. Le nostre scuole, nostro vanto, che continuiamo a incrementare con i fondi ottenuti con il Pnrr e che produrrà un sistema scolastico all’avanguardia, 14 milioni di euro tra introiti europei e comunali per un parcheggio al centro della città e nell’unico luogo cui ci è stato permesso costruire, di quattro piani interrati in parte, 2 milioni di euro per parchi, percorsi, reggimentazione acque, un centro polifunzionale e campo sportivo in località Ponte Storto ed in completamento per il 2027.
E se vuole le parlo di un lago biologico già progettato e che inizierei domani mattina avendone il denaro, a ridosso del Parco di Veio in un luogo abbandonato negli anni, ma di una bellezza unica. Un invaso con funzioni di riserva d’acqua e antincendio e luogo turistico, ricreativo, biologico eccezionale! Dobbiamo poi far riscoprire ai nostri cittadini (un tempo fiumaroli) il Tevere, questo nostro fiume dove avevamo un porto, un attracco passeggeri e merci, oramai sconosciuto e alla fruizione e alla memoria e da dove veniva in parte il benessere della nostra comunità per gli interscambi economici operativisi. Il nostro tratto è bellissimo ma abbiamo dovuto addirittura farci donare da un privato l’accesso e varco per raggiungerlo. Un vagheggiato progetto di navigazione turistica è stato abbozzato con l’amministrazione della confinante Monterotondo: approdi, aree gioco divulgative per le scuole, fauna, flora, scienze. Nuove prospettive di lavoro per giovani guide, ristoratori (accompagnatori al “risveglio” di bambini e scolari digià prede dei mondi virtuali ed approssimativi – n.d.r.) e la riscoperta di un rapporto storico della comunità con un fiume senz’altro alle origini della nostra città come lo fu per Roma.
E vede mi trascina la foga, ma se poi penso alla burocrazia, con gli enti preposti di controllo al fiume, ai suoi “contratti”. Burocrazia che a volte un sindaco è costretto a valicare, rischiando processi penali, ed in bilico quindi di trarre vantaggi per i cittadini e il timore delle azioni penali… beh allora mi viene voglia di lasciare ad altri e meriti e… pene.
Le faccio una ultima domanda: sarebbe disposto a confrontarsi in un talk-video del nostro giornale con i suoi colleghi sindaci di Monterotondo e Fiano Romano su quella portentosa idea del Polo logistico più grande d’Italia?
Ma anche subito!
Grazie, per la sua totale disponibilità.
A voi per l’opportunità di far conoscere le realtà odierne di Castelnuovo di Porto, lo ricordi ai suoi lettori, uno dei borghi più belli di Italia!
