Intervista al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca

Presidente, come è arrivato alla politica e che significato attribuisce oggi alla distanza crescente tra una parte dei cittadini e le istituzioni?
Penso di essere ritenuto una figura anomala nel panorama politico italiano. Ho avuto, e ne ho parlato, una gioventù problematica in un quartiere difficile, che mi ha portato anche a commettere errori. Poi ho studiato giurisprudenza e mi sono avvicinato al mondo del volontariato, all’aiuto degli altri. Anni dopo sono stato eletto, e poi rieletto, a capo della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa – la prima volta per un italiano – dopo essere stato prima commissario e poi presidente della Croce Rossa italiana. In quel ruolo ho dovuto affrontare diverse crisi umanitarie: in Palestina, Yemen, Corno d’Africa, America del Sud, il terremoto del Centro Italia, la pandemia, la guerra in Ucraina e le crisi migratorie. Ho sempre cercato di sostenere chi, per circostanze avverse, non ce la fa: i più deboli, i più fragili, dalle vittime di mafia – sono stato avvocato antimafia e ho avuto una scorta per sei anni – ai malati, ai pazienti, alle persone in sofferenza. La Presidenza della Regione Lazio rappresenta la mia prima esperienza politica. La distanza tra cittadini e istituzioni nasce quando la politica perde credibilità e smette di dare risposte concrete.
A distanza dall’insediamento, quali risultati concreti ritiene di aver raggiunto alla guida della Regione Lazio? Le chiediamo di concentrarsi su dati, interventi realizzati e risorse impiegate.
Al nostro insediamento abbiamo trovato una Regione con problemi molto gravi, soprattutto nella sanità, tanto che ho voluto mantenere direttamente la delega. La situazione era semplicemente catastrofica: bilanci inattendibili, un fondo di dotazione negativo per oltre un miliardo di euro, crediti non riscossi per circa 950 milioni. La Corte dei Conti non riusciva neppure a esprimere un parere completo. Non ci siamo lamentati né abbiamo cercato alibi. Abbiamo lavorato. Oggi i bilanci sono stati approvati, la Regione è tornata affidabile e i contenziosi si sono drasticamente ridotti: dai 104 del 2023 si è passati a 42 nel 2024 e a 17 nel 2025. Abbiamo creato un sistema di controllo interno per ogni ente del Servizio sanitario regionale e reso le spese trasparenti e monitorabili. Gli avanzi generati nel 2023 e nel 2024, pari a 154 milioni di euro, sono stati reinvestiti nella sanità: reparti, tecnologie, strutture. Abbiamo inoltre creato le condizioni per l’uscita dal piano di rientro. Attraverso il PNRR abbiamo investito oltre un miliardo di euro per rafforzare la sanità territoriale: 124 Case della Comunità, di cui 87 hub e 37 spoke; 35 Ospedali di Comunità; 59 Centrali Operative Territoriali già attive. A questo si aggiungono il miglioramento dei pronto soccorso, la riduzione delle liste d’attesa e l’avvio della sanità elettronica.

Alcuni amministratori della cosiddetta “bassa Sabina” propongono la realizzazione di un grande polo logistico lungo la valle del Tevere. Secondo lei si tratta di un progetto realistico o di una visione difficilmente realizzabile?
Il Lazio è una piattaforma logistica strategica per il Centro Italia ed è parte integrante del corridoio scandinavo-mediterraneo delle reti europee TEN-T, grazie alla sua posizione geografica e a una rete infrastrutturale che comprende porti, aeroporti, terminal e interporti. In questo quadro si inserisce la nascita ufficiale della Zona Logistica Semplificata del Lazio, avvenuta il 20 novembre scorso con la firma del decreto. Si tratta di un passaggio strategico fortemente voluto e sostenuto dall’amministrazione regionale.
Quali sono, a suo avviso, i principali ostacoli o le condizioni necessarie affinché un’iniziativa di questo tipo possa andare in porto?
La Zona Logistica Semplificata rappresenta una leva concreta per la competitività del territorio regionale: grazie a procedure semplificate e al credito d’imposta favorirà la crescita delle imprese, la creazione di nuove opportunità occupazionali e lo sviluppo di filiere produttive integrate. È un’opportunità particolarmente rilevante per i settori logistici, portuali e manifatturieri, che rappresentano snodi fondamentali della nostra economia. È un risultato che non esito a definire storico.

Più in generale, quali sono oggi le priorità di sviluppo territoriale della Regione Lazio e come si inseriscono progetti di questo tipo nella strategia complessiva regionale?
Abbiamo avviato una nuova politica industriale del Lazio: una strategia multisettoriale che agisce su industria, commercio, infrastrutture materiali e immateriali, energia, ambiente, credito, lavoro, sviluppo tecnologico, internazionalizzazione e formazione. Una politica di questo tipo deve essere pianificata e programmata in modo organico, affinché i progetti non restino iniziative isolate ma si inseriscano in una visione complessiva di sviluppo regionale.
A livello locale spesso la qualità dell’amministrazione dipende più dalle persone che dalle appartenenze politiche. Nel suo rapporto con sindaci e amministratori, conta di più il colore politico o la capacità di governo dei territori?
Conta la capacità amministrativa. Il dialogo con tutti, e sottolineo con tutti, è fondamentale. La qualità del governo dei territori dipende dalle persone, dalla loro competenza e dalla loro responsabilità, non dalle appartenenze politiche.

Le chiediamo una risposta personale e non di parte: che tipo di dialogo ritiene indispensabile oggi tra Regione, enti locali e comunità, al di là delle contrapposizioni politiche nazionali?
È indispensabile un dialogo basato sull’ascolto, sul confronto e sulla programmazione condivisa. La politica industriale e territoriale del Lazio viene costruita di concerto con istituzioni, enti locali, associazioni datoriali, sociali e sindacali, perché solo attraverso il confronto si individuano realmente problemi e opportunità. Il mio augurio è che, grazie a una programmazione ragionata e a una visione lungimirante, nei prossimi anni le aree interne del Lazio siano più connesse, che i prodotti di eccellenza siano più accessibili ai mercati globali e che una Regione così ricca di cultura, storia e imprenditoria possa esprimere appieno la propria capacità di eccellere.
