Editoriale – Febbraio 2026
I primi numeri stampati bene accolti, meglio certo l’edizione online, ma noi non demordiamo e si continua stampando, sia pure non periodicamente che la carta costa! Si continua anche con alcuni amministratori di alcune città, che provincialotti o meno lanciano qualche bordata nei nostri confronti: “ma cosa vogliono, chi li finanzia, qual’è il loro fine?”. Eh cari signori la domanda la dovremmo porre noi a voi, sappiamo chi vi paga e cioè noi insieme ad altri, ma quali sono i vostri fini pubblici? I nostri potrebbero essere affari nostri, ma i vostri… sono anche affari nostri e di tutti o no?
Ma d’altronde i politici amano la stampa quando li loda e non si sentono affatto spronati quando li biasima o critica, anzi se la prendono!
Ma, e pro bono pacis, vorremmo esternare a vostra difesa la constatazione politica di un insigne filosofo Ferdinando Adornato, che citava mesi fa su un quotidiano il concetto di “eterogenesi dei fini”, teorizzato per la prima volta da Giambattista Vico (1668-1744) e assunto più tardi dal filosofo, psicologo empirico tedesco Wilhem Wundt (1832-1920) che postulava: come le conseguenze delle azioni politiche, per lodevoli e parrenti giuste ed idonee che siano, a volte non diano alla fine il risultato preposto ed anzi provochino il contrario. Ciò per una serie di intercorrenze e fattori intervenuti e concomitanti, certo indipendenti dai proponenti. “Conseguenze inintenzionali di azioni umane intenzionali”, come scrisse il premio Nobel per l’Economia Friedrich von Hayek (1899-1992). E come meno dottamente abbiamo digià espresso nel primo numero di pubblicazione.
Facevamo precludere al nostro scrivere che non ci saremmo mai sognati di anteporre parole, per emerite e illuminanti che siano, come probanti a conduzioni politiche, a fatti, che implicano scelte a volte d’urgenza e-o prioritarie rispetto ad altre e comunque alfine sempre discutibili.
Solo chi non fa non sbaglia dice una massima popolare. Noi invece imputiamo e accomuniamo il “non fare” per un politico ad un vizio capitale e conducente all’inferno.
Che tutto sommato è il nostro stampato, piccolo e trascurevole che si riduce a “scottature” guaribili con un po’ di senno (ad averlo)! Animo! Il giornale e grazie alle critiche si attesta e cresce e produrrà dei supplementi locali. La distribuzione: il giornale giunge online con la Pec a tutti i sindaci e comuni della Provincia ad Enti ed istituzioni e privati, lo stampato ha tante difficoltà poiché non vi sono più le edicole nei centri minori ed in quegli altri diamo le 10-20-50 copie ad edicolante che, abbiamo testato, essendo gratuite vengono subito “arraffate” (magari per essere abbandonate dopo un primo sguardo: alla mancanza di donnine di spettacolo svestite, pettegolezzi e quant’altro di effimero e transeunte, e peggio gettate alla rinfusa in strada ove capita) e dopo un’ora non ci sono più e il giornale non lo trovano gli interessati. E non ci possiamo fare nulla, se non spedirlo e-o farlo ricevere a tutti coloro che ce lo richiedano via email.
Ma la pubblicazione è bella, nella grafica e nei multicontenuti ci dicono, senza pubblicità e a ruota libera e non di parte. Cosa volere di più? E… “posteriores enim cogitationes… sapientores solent esse”, ci rassicura Cicerone nelle Filippiche. Per ora ci basta, speriamo basti anche a voi che ci leggete e che siete certamente persone speciali.
Grazie, a.f.
