Irvit, emblematico ente tra commissariamento e bilanci non presentati
Un Ente che doveva tutelare e dare prestigio e sviluppo turistico alle meravigliose 12 Ville dei Castelli Romani, dette “Tuscolane” per posizione e gloria.
Non è propriamente andata così, un po’ per commissariamenti (non indici certo di bontà del prodotto) un po’ per bilanci malfatti e-o non pervenuti, sta di fatto che agli indirizzi propalati, sbandierati, tambureggiati del sedicente prestigioso Ente, oggi (e sempre presente con più voci in rete) non risponde nessuno (e come dai commenti di cittadini invano, richiedenti notizie). Sparito con baracche e burattini “dalla scena” ma ci dicono presente “nelle quinte” di due stanzette all’Università di Tor Vergata.
Ne abbiamo chiesto alla Presidente del Comitato Regionale di Controllo Contabile (Co.Re.Co.Co) la consigliera regionale Eleonora Mattia, che conosciamo da anni come essere una bella e gentile esponente del PD, ma non altrettanto indulgente politica per ciò che concernono gli obblighi e le regole da seguire. La quale ci ha però premesso che deve necessariamente tener fede eh sì alla sua carica di consigliere di opposizione eletto dal suo popolo, ma nello stesso tempo e come Presidente di un organo censorio e di controllo ove operano tutti i gruppi politici, attenersi doverosamente ai suoi enunciati pubblici. Ed ecco il suo comunicato:
Irvit caso cronico. Fatta chiarezza. Proseguono alla Pisana (Co.Re.Co.Co) le audizioni sui bilanci di Parchi ed Enti Regionali
di Eleonora Mattia

Per l’Irvit l’80% di immobili scomparsi. Spunta un credito vecchio di circa 20 anni verso Università Tor Vergata a beneficio della Regione. La situazione dell’Istituto regionale per le Ville Tuscolane (IRVIT) è un caso divenuto cronico e, permettetemi di definirlo anche imbarazzante, per le gravi e reiterate inadempienze che nel corso degli anni, sia nella precedente che nella attuale legislatura, hanno visto sia questo organo di garanzia sia la Direzione regionale-bilancio, sollecitare continui approfondimenti e richiami alla corretta gestione amministrativo-contabile previsto dalla normativa nazionale e regionale.
Già oggetto nel 2020 di un’indagine ispettiva da parte della Regione, l’Irvit opera con i trasferimenti correnti della nostra amministrazione ed è stato anche oggetto dei richiami della Corte dei Conti per i ritardi nell’approvazione dei documenti contabili da parte dell’istituto, che ad oggi non ha approvato il rendiconto dell’esercizio finanziario 2022, l’assestamento di bilancio per l’esercizio finanziario 2023 e pluriennale 2024-2027, il bilancio di previsione annuale 2024 e pluriennale 2025-2026. In base a quanto emerso dall’audizione con il Commissario, Francesco Scoppola, e il suo staff, le entrate e le uscite al 31/12/2022 sono state tutte recuperate, per la prossima settimana l’Irvit dovrebbe generare il rendiconto del 2023 e attualmente la cassa dell’Ente risulta a circa 150 mila euro.
Tra le principali criticità segnalate invece della delegazione Irvit, il mancato trasferimento dei fondi stabiliti nell’ultimo bilancio regionale ma di fatto poi non attuato, che ha di fatto ridotto il consultivo 2023, e rispetto al quale atto la Regione ha assunto un diverso impegno per il 2024 (come è andata? – n.d.r.). Negativo lo stato patrimoniale netto dell’Ente per 10.913.34 euro. Tra un inventario preposto del mobilio, e recuperatone uno precedente del 2010, si è visto dal confronto che l’80% dei beni Irvit è andato perso, probabilmente nei vari trasferimenti delle 5 sedi cambiate negli anni. Scoperto inoltre un credito vecchio di circa 20 anni, risalente ai primi anni 2000, quanto l’Irvit contribuì al restauro dell’Università Tor Vergata che lo ospitava. E che avrebbe dovuto avere in cambio, unitamente alla Regione erogatrice i fondi, di vasti spazi (e non solo due stanze). L’Ente lamenta inoltre la mancanza di strumenti informatici e personale tecnico contabile.
Ciò che traiamo personalmente e come giornale, dalla lettura del comunicato è che la politica continua ad adoperare per i propri fini interni, partitici, di assegnazione di incarichi e poltrone, un metodo di spartizione che porta alle direzioni di enti utili o meno, propri sodali, il cui compito principale è quello di incassare le laute prebende destinate come tali gestori di tali enti, e senza minimamente curarsene, per lasciare poi “negli impicci” magari diligenti impiegati e funzionari lamentativi che a torto o a ragione ivi operano.
