Cultura In primo piano Notizie & Avvenimenti 

Monterotondo Film Festival 2026, la quinta edizione è ripartita!

Dal 5 ottobre al 13 dicembre 2026 al CineMancini – Monterotondo (Roma).
Dopo il successo delle passate edizioni, torna il Monterotondo Film Festival (MFF), un progetto culturale del CineMancini, realizzato con il sostegno del Comune di Monterotondo e dell’ICM – Istituzione Culturale Monterotondo, sotto la direzione artistica del critico cinematografico e giornalista Franco Montini.

Per la quinta edizione, il MFF propone 9 serate (tutti i lunedì) in cui il pubblico potrà assistere alla proiezione dei film italiani in concorso, selezionati tra le migliori uscite del 2026.
La rassegna si svolgerà alla presenza di registi, attori e sceneggiatori, protagonisti degli incontri che seguiranno ogni visione.

Mercoledì 9 dicembre è previsto il decimo appuntamento, con la proiezione di una pellicola (fuori concorso) e il tributo speciale a un’artista che incarna il volto dei sogni più audaci, con il “Premio Cine Mancini – Artista dei Sogni”.

La serata conclusiva del Festival, in programma il 13 dicembre, prevede la presenza in sala dei vincitori del Festival, decretati da una giuria popolare di oltre 80 spettatori.
Saranno premiati: Miglior Film e Regia, Miglior Attore e Attrice, Film Rivelazione e Attore e Attrice Rivelazione.

È nella natura del Festival da sempre privilegiare un cinema capace di raccontare storie che ci riguardano anche come collettività e leggere la realtà che ci circonda, facendosene specchio e insieme interrogativo.
Anche questa edizione possiede una precisa caratteristica identitaria: uno sguardo attento sulle nostre città, sulle contraddizioni più vive, sugli spazi contesi e sulle vite che le abitano.
A partire dai primi tre film che il Festival propone, diversissimi per tono e registro, eppure accomunati dalla stessa urgenza narrativa.

– Dov’è la fiesta?, di Niccolò Gentili prende una notte di caos romano – un’auto rubata, un amore ancora da definire tra mille incertezze – e la trasforma in una commedia brillante e ben scritta, capace di osservare con leggerezza e ironia i riti, le fragilità e le contraddizioni di una generazione alle prese con il proprio futuro sentimentale.

– Piccolo miracolo, di Guido Chiesa, tratto dal romanzo La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei, porta sullo schermo il volto più duro e concreto della Capitale, quello della speculazione edilizia e degli sfratti, raccontato attraverso l’incontro tra un giovane erede di un impero immobiliare, chiamato a dimostrare il proprio valore, e la donna determinata a difendere la propria casa fino in fondo.
Un tema che abbiamo scelto di approfondire dal vivo, portando in sala, insieme al film, il presidente di Nonna Roma e un’attivista di Spin Time, per confrontarci con il pubblico su fondi immobiliari, emergenza abitativa ed esperienze di autogestione degli spazi sociali, che in questi giorni diventa evento europeo perché porta alle dimissioni di Sanchez in Spagna e il ritorno alle urne a Novembre.

– Nessun dolore, di Gianni Amelio completa idealmente questo percorso: un evento improvviso e un senso di colpa mai davvero elaborato spingono un uomo abituato alla solitudine ad aprire, quasi senza accorgersene, la propria vita e la propria casa a chi una casa non ce l’ha.

Tre film, tre storie diverse, e una stessa domanda che attraversa l’intera prima terzina di film: a chi appartiene, oggi, lo spazio in cui viviamo?

Il Monterotondo Film Festival è molto più di una rassegna cinematografica: vuole essere un atto politico, un progetto culturale e civile che, attraverso il cinema, prova a generare pensiero critico condiviso e a costruire comunità.

Dal 2021, dopo anni di chiusura, il CineMancini è diventato una delle anime più vive e partecipate dell’intera comunità, grazie a una proposta di cinema d’autore accessibile a tutti, capace di coinvolgere un pubblico vasto e trasversale. Generando così, anno dopo anno, anche grazie alla affezionata comunità di spettatori e partecipanti al Festival, un vero luogo di accoglienza, confronto, conoscenza e approfondimento.
Le scorse edizioni hanno registrato una crescente partecipazione ogni anno tra pubblico e addetti ai lavori e una straordinaria partecipazione nell’edizione del 2025 con oltre 2000 spettatori e più di 80 membri nella giuria popolare.
Il pubblico ha accolto con entusiasmo la possibilità di incontrare da vicino i protagonisti del cinema italiano e di confrontarsi, in sala, su temi centrali quali immigrazione, dipendenza, carcere, adozione, crisi familiare, mafia e guerra.

In questa direzione, il Festival fa sintesi della missione sociale delle due cooperative Folias e Il Pungiglione, promotrici delle attività e della programmazione del CineMancini, che vedono nel festival uno strumento concreto per fondare e animare uno spazio fisico di incontro e confronto, nel quale scambiare liberamente idee e riflettere sulle questioni più urgenti della contemporaneità.

Nel corso delle sue prime edizioni, il MFF ha ospitato alcune delle voci più autorevoli del panorama cinematografico italiano, tra cui i registi: Matteo Garrone, Gianni Amelio, Pupi Avati, Paolo Virzì, NanniMoretti, Francesca Comencini, Micaela Ramazzotti, Margherita Vicario, Neri Marcoré, Kasia Smutniak, Michele Placido, Kim Rossi Stuart, Gianni Di Gregorio, Riccardo Milani, Chiara Bondì, Isabel Achával, Edoardo De Angelis, Alessandro Bardani, Niccolò Falsetti, Simone Bozzelli, Margherita Ferri, Laura Luchetti, Fulvio Risuleo, Alessandro Marzullo, Stefano Chiantini, Fabio Grassadonia, Antonio Piazza, Marco Amenta, Leonardo Di Costanzo, Giuseppe Piccioni, Paolo Strippoli, Mario Martone, Alessandro Aronadio, Vincenzo Alfieri, Gianni Di Gregorio.

Attori e attrici: Edoardo Leo, Fabrizio Bentivoglio, Alessandro Sperduti, Romana Maggiora Vergano, Sergio Castellitto, Valerio Lundini, Rose Aste, Samuele Carrino, Edoardo Pesce, Sara Serraiocco, Viola Sofia Betti, Yile Yara Vianello, Leonardo Maltese, Sara Mafodda, Aurora Giovinazzo, Andrea Fuorto, Demetra Bellina, Renata Malinconico, Federico Cesari.

Sceneggiatori: Francesco Piccolo, Francesco Turbanti.


Per scoprire tutte le attività del Cinema Mancini consultare: www.cinemancini.it
Comunicato Stampa a cura degli organizzatori


Al Festival per amore della Sala: parla un giovane spettatore

Alla vigilia del Monterotondo Film Festival, che proseguirà fino a dicembre, scriverò non una recensione, ma una testimonianza datami da un giovane studente.

Il Monterotondo Film Festival deve ancora iniziare. Mancano pochi minuti alla proiezione del primo film, in sala c’è quell’aria di attesa che c’è solo la prima sera. A margine della programmazione, prima che si spengano le luci, ho raccolto la voce di uno dei più giovani presenti.

Si chiama Marco, ha 25 anni, è di Mentana, studia Cinema alla Sapienza. Va al cinema due volte a settimana.

Perché hai scelto di intervenire a questo Film Festival di Monterotondo?
Perché è l’unico posto dove posso dire la mia senza dover fingere. A Roma, in università, se parli di cinema italiano sembri subito un critico frustrato. Qui no. Qui la gente ti ascolta davvero. Sono venuto stasera perché volevo dire una cosa semplice prima che inizi: io ci credo ancora al cinema in sala. Ma ho bisogno che il cinema creda ancora in se stesso.
Perché vai ancora al cinema?
Perché a casa mi distraggo. Al cinema sono obbligato a guardare. Amo la sala semivuota del martedì pomeriggio. È l’unico posto dove sto due ore senza telefono.
Il cinema italiano ti piace?
Alcuni sì, ma quello che mi piace non è mai in sala. Lo devo cercare su Mubi o aspettare un anno su Prime. In sala trovi solo Zalone o il film di Natale.
Cosa non ti piace?
Che è tutto uguale. O mafia o amori tristi a Roma. I registi hanno paura di inventare. Se è fantascienza è finta, se è horror fa ridere. Non rischiano mai.
I tuoi amici di Mentana vanno a vedere film italiani?
Mai. Vanno a vedere Dune, Marvel, horror americani. Se dico “andiamo a vedere un film italiano” mi dicono “quale? Zalone?” Per loro il cinema italiano è solo quello.
Cosa vi insegnano all’università?
Fellini, De Sica, Pasolini. Studi i giganti e poi esci e quello che vedi oggi non c’entra niente. È come studiare Dante e fuori trovare solo i Baci Perugina.
E Netflix?
Ci ha salvati e fregati. Senza piattaforme metà dei film non esisterebbero. Ma ci chiedono sempre la stessa Italia: Scampia, Vaticano, Toscana da cartolina. Se proponi una storia sul precariato a Mentana non te la comprano.
Cosa chiederesti al cinema italiano?
Più coraggio. Fate 20 film invece di 300, ma fateli perché avete qualcosa da dire. E distribuiteli. Non serve vincere un premio se poi esci in 10 sale a febbraio.

Ed è proprio per questo che un Festival come questo, che dura fino a dicembre, ha senso.

Non sarà mai Venezia. Non avrà red carpet internazionali. E per fortuna.
Resta un Festival di provincia, nel senso più nobile del termine. Una piccola resistenza intellettuale e civile che per tre mesi terrà accesa una luce.

L’unico posto dove Marco e altri ragazzi possono ancora vedere un film italiano che non è solo mafia o commedia e parlarne con il regista senza che nessuno guardi l’orologio.
Finché ci saranno queste resistenze, il cinema italiano non è morto. Si è solo nascosto in provincia.

Alberto Palombi

Articoli relativi