Lo stemma che non ti aspetti: Carlo V e altri imperiali a Roma
La scienza araldica raggiunge l’apice della sua concreta utilità quando uno stemma congiunge due situazioni culturali lontane fra loro e apparentemente estranee e, in questo senso, un esempio eclatante viene da un manufatto litico presente a Roma che tuttora risulta essere unico: lo stemma dell’imperatore Carlo V1.
È a tutti noto il complesso rapporto che legò la persona dell’Asburgo alla Città eterna, culminato nei noti fatti del Sacco del 15272 che furono forse uno dei moventi dell’unica visita che Carlo fece in seguito alla città3: e questo dissonante legame è già di per sé sufficiente a spiegare l’eccezionalità del manufatto oggetto di questa ricerca.
Si consideri poi che questo stemma è soltanto uno dei molti che Carlo V sparse sui territori di mezzo mondo da lui governati per quasi quattro decenni4, e che la sua presenza è finora sfuggita agli studi di settore oltre che, intuibilmente, alle fonti generaliste anche più informate5.
È quindi possibile affermare che questo manufatto rappresenta una vera sorpresa, resa ancor più tale dall’apprezzabile stato di conservazione6 e dal fatto che il suo contenuto araldico risulta al momento inedito.

Dove, come, quando
Nel rione Ponte, cuore di Roma, la chiesa di Santa Maria dell’Anima sorge al termine della stretta via7 che da essa prende nome, e che scorre parallela al lato lungo occidentale di piazza Navona: sopravanzato dalla fama di quest’ultima, l’edificio è oggetto di un flusso turistico relativamente ridotto nonostante offra un interno ricco di memorie, monumenti e opere d’arte8, al contrario della semplice eleganza della facciata la cui altezza spicca sulla limitata larghezza della via.
A seguito di un lascito fiammingo, la chiesa sorse a fine Trecento come semplice oratorio del limitrofo ospizio che dava accoglienza a pellegrini e viaggiatori provenienti da tutta l’Europa settentrionale9, definiti genericamente “i tedeschi”: nel tempo divenne la chiesa nazionale di Germania e tuttora, nei suoi pressi, opera il Pontificio Collegio Teutonico avente il medesimo appellativo del sacro edificio10.
L’odierno aspetto di Santa Maria dell’Anima consegue alla riedificazione intervenuta fra 1500 e 1523 e che comprese la facciata, attribuita al Sangallo11; il cantiere iniziò quindi in coincidenza con la nascita di Carlo V12, e si concluse durante il suo dominio13 e il pontificato del suo precettore Adriaan Florenszoon Boeyens Dedel il quale, dopo l’elevazione al soglio, aveva mantenuto il proprio nome facendosi chiamare Adriano VI14.
Entrambi erano attivi quando la fronte dell’edificio venne conclusa o, quanto meno, definita nell’aspetto e sostanzialmente completata, dal momento che è decorata con i loro stemmi; allo stato attuale manca notizia di una loro partecipazione attiva nell’opera, e quindi i due manufatti appaiono essere semplici omaggi araldici alle rispettive persone dai quali, peraltro, si ricava la sicura datazione della facciata al breve periodo di regno di Adriano VI15.
I due stemmi sono posti ai lati del coronamento del prospetto16, ossia nell’ultimo dei tre scomparti orizzontali in cui è suddiviso: essendo elevato ben al di sopra del tetto, questo scomparto dà slancio all’intero edificio ma complica la già difficile visione, rendendo i manufatti a malapena visibili da chi percorre la via sottostante17 e alquanto difficili per chi li voglia fotografare.
Lo stemma di Carlo V è sul lato sinistro, speculare a quello del pontefice: entrambi acromi, palesano una modellazione attenta e piuttosto articolata, con piani a bassorilievo alternati a strutture a tutto tondo.
Il manufatto carolino: descrizione, osservazioni, paralleli18
Scudo sannitico con superficie ondulata ed elaborata linea del capo19, modellato a bassorilievo in pietra chiara e posizionato a tutto tondo sul petto di un’aquila bicipite al volo abbassato, ogni testa coronata da un diadema gemmato a tre fioroni visibili; il rapace è modellato anch’esso a tutto tondo entro un grande scudo della stessa forma del precedente, con superficie alquanto ondulata, timbrato da una corona gemmata a tre fioroni perlati visibili alternati a due baccelli, tutti su punte, e con tocco cimato da un globo20.

Il grande scudo, a sua volta reso a tutto tondo sulla lastra lapidea che ospita l’insieme, è accompagnato ai fianchi e in punta dalla collana dell’Ordine del Toson d’oro21.
Blasone22: inquartato: nel 1° e 4° contrinquartato: in a) e d) reinquartato di Castiglia e di Leon; in b) partito: in I) troncato d’Aragona e di Navarra; in II) ripartito d’Ungheria antica e di Gerusalemme; in c) interzato in palo d’Aragona, d’Aragona-Sicilia e di Gerusalemme; nel 2° e 3° contrinquartato: in a) di Fiandra; in b) di Borgogna moderna; in c) di Borgogna antica; in d) di Brabante. Innestato in punta fra il 3° e il 4°, di Granada. Sul tutto in cuore, d’Austria23.

Insieme in buono stato di conservazione, nonostante alcune carenze nelle parti più sporgenti24 come le estremità delle corone25 e la punta dello scudo più piccolo26.
L’autore di queste righe ha intrapreso da tempo la raccolta di documentazioni grafiche e testuali sull’araldica di Carlo V, nell’ottica di condurne uno studio dedicato: tale ricerca ha portato a raccogliere un insieme di stemmi e blasoni eterogeneo27, cospicuo e di respiro internazionale nel quale l’esemplare di Santa Maria dell’Anima tuttora occupa un posto a sé28.
Esso rientra nella categoria degli inquartati recanti nel 1° e 4° il contrinquartato di Castiglia e di Leon seguito da componenti ispano-italiche variamente disposte la cui sequenza, in questo caso, risulta difforme da ogni altro esemplare reperito; le ulteriori componenti centro-nord europee sono posizionate in una fra le più frequenti combinazioni riscontrate, peraltro oggetto a loro volta di diverse possibili variabilità29.
Altri stemmi imperiali in loco
La chiesa di Santa Maria dell’Anima ospita altre raffigurazioni emblematiche inerenti all’impero asburgico, soprattutto stemmi: quello più vicino a Carlo V per contenuto e datazione, pertinente a suo nonno Massimiliano I30, è situato sul soffitto del presbiterio e patisce anch’esso una posizione poco agevole alla vista; si tratta di uno scudo ovale, modellato in stucco parzialmente indorato31, accollato dalla collana dell’Ordine del Toson d’oro, e timbrato da una corona gemmata a cinque fioroni visibili su punte, alternati a quattro punte.

L’insieme è compreso in una delle quattro circonferenze che accompagnano un lacunare a forma di ottagono sagomato, nel quale è racchiusa un’isolata aquila bicipite al volo abbassato, sormontata da corona imperiale32.

Blasone: inquartato: nel 1° e 4° contrinquartato di Castiglia e di Leon, innestato in punta di Granada; nel 2° e 3° contrinquartato: in a) d’Austria; in b) di Borgogna moderna; in c) di Borgogna antica; in d) di Brabante. Sul tutto del 2° e 3°, partito di Fiandra e del Tirolo.
Quest’inquartato di Massimiliano I è opposto ad uno scudo analogo, accollato da un nastro svolazzante, e timbrato da una corona gemmata a cinque fioroni visibili alternati a quattro fiori più piccoli, il tutto su punte, chiusa da cinque bracci perlati cimati da un globo crociato e racchiudenti un tocco.

Blasone: un’aquila bicipite al volo abbassato, ogni testa coronata33.
Nel cortile del limitrofo Pontificio Collegio Teutonico un ampio frammento modellato a bassorilievo in pietra, probabilmente parte di un pilastro o di una lesena, reca uno scudo sagomato con elaborata linea del capo34, accollato da un nastro svolazzante appeso a una modanatura architettonica, timbrato da una corona a cinque fioroni visibili alternati a quattro altri elementi e chiusa da cinque bracci perlati, cimati da un globo crociato e racchiudenti un tocco gemmato35; il tutto è accompagnato in basso dalla sigla AEIOU36.
Blasone: un’aquila bicipite al volo abbassato, ogni testa coronata37.
L’ornamento sommitale del campanile38, probabile manufatto in rame, reca la figura senza scudo di un’aquila bicipite sormontata da quella che sembra una corona chiusa di foggia imperiale39.
Al centro della controfacciata, una raffinata e alta vetrata di fine Ottocento40 reca nella parte inferiore un tarchiato scudo gotico, accollato a un’aquila bicipite di nero, rostrata e armata d’oro, linguata di rosso, tenente nell’artiglio destro una spada al naturale e in quello sinistro un globo d’azzurro, cerchiato e crociato d’oro, ogni testa nimbata e con una corona dello stesso, perlata al naturale, con tre fioroni perlati visibili ognuno sostenente un braccio, e sormontata da un’altra corona d’oro, perlata al naturale, con tre fioroni perlati alternati a due perle, il tutto su punte, e tre alzate perlate, la mediana cimata da un globo crociato, racchiudenti un tocco di porpora; il tutto è sormontato da un cartiglio commemorante l’imperatore Francesco Giuseppe I41.
Blasone: partito di Asburgo e di Lorena, al palo attraversante d’Austria.

Immagine in primo piano: Maurizio Carlo Alberto Gorra, membro associato dell’Académie Internazionale d’Hèraldique
- Tratta dal Livre du Toison d’or, Olanda, fine XVI secolo, Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Cod. icon. 285, f. 43v.
- Il cattolicissimo Carlo V si trovò in contrasto con la Chiesa a causa delle posizioni politiche che papa Clemente VII, già avverso agli Asburgo, aveva radicalizzato dopo le scaramucce che la famiglia Colonna (di parte imperiale) effettuò a Roma istigata dall’imperatore: questi ordinò al Frundsberg, suo generale che ancora si trovava nella pianura padana dopo la vittoriosa battaglia di Pavia, una spedizione contro la sede pontificia. Carlo forse ignorava quanto fosse radicato nei lanzichenecchi il sentimento anticattolico o, quanto meno, si riteneva in grado di tenerli a bada: viceversa, ciò che essi fecero sulla città e sugli abitanti è ampiamente noto e documentato. Dopo di allora l’imperatore favorì il ripristino del prestigio di Clemente VII, gestendone l’operazione con accorta mitezza (I. Montanelli/R. Gervaso, L’Italia della Controriforma, Milano, Rizzoli 1971 [27ª edizione], pp. 223÷225 e 232-233).
- Effettuata nel 1536 durante il viaggio di ritorno da Tunisi e iniziato via terra dalla Sicilia a lui soggetta; va sottolineato che Carlo V si era trovato sul suolo della penisola già in altre occasioni, la più rilevante delle quali fu senz’altro l’incoronazione imperiale a Bologna nel 1530, data troppo vicina agli ancor profondi strascichi lasciati dal Sacco per indurlo a raggiungere Roma.
- Tutti particolarmente diversificati nei dettagli anche più insignificanti e per questo moltiplicati dalle conseguenti imprecisioni nelle rispettive manufatture.
- A partire dalle “Guide rosse” del Touring Club Italiano, volumi Roma e dintorni, Milano 1977, p. 195, e L’Italia – Roma, 2004, p. 383.
- Sicuramente favorito dalla posizione alquanto elevata e per nulla agevole da raggiungere.
- Immagine tratta dal sito leggende romane, adattata da fotografia originale di Maurizio Colliva.
- Dal punto di vista araldico spiccano le decine di sepolture di personaggi laici e religiosi originari in particolare delle odierne Germania, Olanda e Belgio, nonché una notevole serie di vetrate policrome fra le quali troneggia quella in controfacciata.
- Soprattutto in vista dell’imminente giubileo del 1400: ulteriori lasciti intervennero nel corso del tempo, fino alla sistemazione definitiva del sacro edificio dovuta alla “munificenza del Pontefice Adriano VI” (V. Forcella, Iscrizioni delle chiese e d’altri edificii di Roma dal secolo XI fino ai giorni nostri, Roma, Tipografia delle scienze matematiche e fisiche 1873, vol. III p. 429). Tuttora la chiesa vanta una vistosa gamma di opere d’arte e di monumenti, ricca anche di testimonianze araldiche e ben preservata nonostante restauri e interventi.
- Il titolo di Santa Maria dell’Anima deriva da un’immagine trovata in loco e riproducente la Vergine accostata da due anime oranti, tuttora riprodotta nell’emblema dell’omonimo Collegio.
- M. Armellini, Le chiese di Roma dalle loro origini sino al secolo XVI, Roma, Tipografia editrice romana 1887, pp. 396÷398; J. Schmidlin, Geschichte der Deutschen Nationalkirche in Rom S. Maria dell’Anima, Freiburg im Breisgau, Herdersche Verlagshandlung 1906; L’Italia – Roma, cit., capitolo 2.5 di F. Scoppola, p. 383.
- 24 febbraio 1500 (la scomparsa avvenne il 21 settembre 1558).
- La consacrazione della nuova chiesa avvenne soltanto nel 1542.
- La parete destra del presbiterio ne accoglie la tomba, magnificente mausoleo che reca al centro della fronte della cassa lo stemma del pontefice, egregiamente modellato in uno dei rari esemplari conosciuti.
- 9 gennaio 1522 – 14 settembre 1523.
- Nella figura D, la posizione dello stemma di Carlo V è evidenziata dalla freccia (immagine tratta da Wikipedia ad vocem Santa Maria dell’Anima, adattata da fotografia originale di “Jensens”).
- Questa circostanza ha viceversa permesso loro di attraversare indenni i secoli, salvandoli dagli sfregi che durante i periodi più avversi (come ad esempio gli anni della Rivoluzione) hanno colpito molti altri manufatti araldici romani più o meno facilmente raggiungibili.
- Una versione di questo studio tecnicamente più approfondita, soprattutto nel contenuto del presente capitolo, è in corso di pubblicazione nello spazio dell’autore sul sito www.academia.edu, nonché in lingua tedesca sulla rivista dell’Heraldisch-Genealogische Gesellschaft “Adler” di Vienna.
- Estroflessa al centro in forma di giglio, e con un ricciolo rientrante a ogni estremità.
- Verosimilmente cimato in origine da una croce, oggi mancante.
- Sia gli acciarini che le pietre focaie sono semplicemente abbozzati.
- Il blasone è la descrizione del contenuto di uno stemma compiuta secondo i criteri della scienza araldica: si tratta quindi di un termine tecnico del tutto privo di valenze e risvolti sociali, e quindi estraneo al senso di “nobilitazione” con cui viene fin troppo spesso usato nel parlare corrente.
- Lo stemma di Carlo V appartiene a una categoria araldica i cui contenuti, particolarmente complessi, sono costituiti dall’abbinamento fra più stemmi appartenenti a singoli titolari differenti, per lo più feudi o territori: di norma, ognuno di essi gode in araldica di ampia notorietà, e quindi permette di esser sinteticamente definito nella descrizione blasonica tramite l’appellativo del titolare (cosa che inoltre snellisce il testo descrittivo). Sta poi all’accuratezza dell’araldista blasonatore aggiungere a seguire, oppure in nota, il blasone dei singoli stemmi, tranne nel caso che ciò appesantisca l’intero discorso soprattutto se rivolto a un pubblico prevalentemente non specialista.
- Fra le quali vi è anche la parte inferiore del rostro destro dell’aquila bicipite che, pur essendo riparata dagli aggetti sovrastanti, è ridotta a una sottile striscia litica.
- In tutte e tre le corone alcuni fioroni sono perduti o consunti.
- La componente di Granada è quasi del tutto abrasa per naturale consunzione atmosferica.
- Pitture, sculture, stampe, manoscritti, bassorilievi, frontespizi, eccetera.
- Le varianti dello stemma utilizzato da Carlo d’Asburgo, fin da prima che diventasse l’imperatore Carlo V (o Carlo I secondo il computo ispanico), assommano ad almeno un centinaio, poiché ognuna identifica sia i singoli momenti della condizione sociale del titolare che i singoli territori su cui veniva realizzata, parametri che si influenzavano sovente a vicenda. Inoltre la natura complessa di questo stemma ha fatto da volano a una gran mole di varianti “arbitrarie”, conseguenti alle diverse manualità e alle eterogenee conoscenze di araldica dei singoli esecutori, che ne hanno ricavato esemplari a volte ingenui o palesemente erronei. A tutto ciò si aggiungano gli stemmi prodotti in momenti posteriori e/o in contesti estranei alla vicenda di Carlo V, di norma realizzati senza la corretta conoscenza dei veri contenuti dell’arma. Gli estremi araldici del suo stemma effettivo e ufficiale vanno da quello dipinto e brisato che ne accompagna il ritratto infantile (oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, Gemäldegalerie, 4452 [manifattura olandese del 1502 circa], al policromato bassorilievo che ne sovrasta il monumentale gruppo scultoreo all’Escorial.
- Gli esemplari più simili a questo di Roma invertono sovente le posizioni reciproche dei quarti di Gerusalemme e Ungheria antica, ferme restando ulteriori differenze soprattutto nella componente c) del 1° e 4° granquarto alle quali se ne possono riscontrare altre nel 2° e 3° granquarto, negli scudetti sul tutto, e sui granquarti. Le immagini mostrano alcuni esemplari tratti da fonti eterogenee, nell’ordine: bassorilievo su porta Napoli a Lecce, datato 1548 (figura I, adattata da qui); bassorilievo moderno e ben eseguito nel castello della spagnola Jarandilla de la Vera (figura J, adattata da qui); miniatura da: Escudos iluminados de Italia o Libro llamado Pequin Manuscrito, Spagna c. 1530, Madrid, Biblioteca nacional de España, mss. 12596, f. 28; figura K tratta da: J. M. de Francisco Olmos, El sello de administracion del maestrazgo de Santiago: de Fernando el Catolico a Carlos I, Madrid, a cura dell’autore 2017, p. 37.
- In carica dal 19 agosto 1493 al 12 gennaio 1519.
- La doratura dei contenuti interni allo scudo, forse inizialmente limitata, è quasi del tutto scomparsa.
- Le altre circonferenze ospitano ulteriori scudi ovali due dei quali, opposti fra loro, sono timbrati da triregno e chiavi papali e recano ognuno un rovere sradicato, datando perciò l’insieme al pontificato di Giulio II (Giuliano della Rovere, in carica dal 1° novembre 1503 al 21 febbraio 1513, quindi coevo allo svolgimento del cantiere della nuova chiesa. Egli era il nipote ex fratre di papa Sisto IV, Francesco della Rovere, regnante fra il 9 agosto 1471 e il 12 agosto 1484 e perciò estraneo a questo contesto).
- Queste due corone, dalle dimensioni minuscole, recano appendici superiori di difficile identificazione perché sommariamente abbozzate. L’ampia mutevolezza dei dettagli rende il semplice e celeberrimo stemma d’oro, all’aquila bicipite di nero, pertinente agli imperatori consacrati, la base di numerose varianti conseguenti alla posizione delle ali, agli smalti oro o rosso dati a rostro e artigli, all’aggiunta di corone o nimbi dorati, e così via.
- Con un’estroflessione al centro e una protuberanza a ogni estremità, tutte perdute.
- La descrizione è stata condotta sull’immagine fotografica a bassa definizione pubblicata da Schmidlin, cit., a p. 31, fonte dell’illustrazione qui adattata, e dalla quale è comunque possibile appurare le carenze nelle parti più sporgenti, specialmente nella linea del capo e nella punta dello scudo.
- Questo dettaglio conferma l’attribuzione all’imperatore Federico III (2 febbraio 1440 – 19 agosto 1493) e la datazione al 1483 circa fornita da Schmidlin, ibidem.
- Le corone hanno dimensioni minuscole.
- Terminato nel 1520.
- La considerevole altezza a cui è posizionato l’insieme rende arduo descriverlo con esattezza: l’aquila sembra essere addirittura realizzata con tre lastre metalliche fissate a raggiera sul supporto centrale, ognuna modellata con una testa e un’ala (da: www.walksinrome.com/church-of-santa-maria-dell-anima-rome.html).
- Opera del poliedrico artista romano Ludovico Seitz, di famiglia bavarese, e realizzata fra 1875 e 1882.
- In carica dal 2 dicembre 1848 al 21 novembre 1916.

Lo stemma dipinto e brisato che ne accompagna il ritratto infantile

Il bassorilievo su porta Napoli a Lecce, datato 1548

Bassorilievo moderno e ben eseguito nel castello della spagnola Jarandilla de la Vera

Lo stemma policromato bassorilievo che sovrasta il monumentale gruppo scultoreo all’Escorial
