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In attesa delle piogge, arriva prima il monito di ISPRA: l’Europa ci impone di fermare il cemento

Chi è ISPRA. È l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’ente pubblico di ricerca del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Insieme ad ARPA Lazio e a tutte le ARPA regionali forma SNPA, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. È lo Stato che, con i satelliti europei Sentinel e con verifiche sul campo, misura ogni anno quanto suolo naturale l’Italia perde sotto cemento, asfalto e cantieri. È il dato ufficiale che l’Italia invia a Bruxelles. Ieri, 27 ottobre 2026, ha presentato a Roma il Rapporto ufficiale sul consumo di suolo 2026.

Il Rapporto ISPRA-SNPA Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2026 presentato ieri a Roma. Elaborazione grafica su dati originali ISPRA-SNPA, diritti riservati ISPRA

Il Rapporto di ieri non va letto come un semplice bollettino di numeri. Va letto tutto attraverso tre dispositivi europei che dal 2024 sono diventati il cardine giuridico per ogni scelta urbanistica dei Comuni. Sono leggi già in vigore che cambiano le regole.

Il primo dispositivo è la Direttiva UE sul Monitoraggio e la Resilienza del Suolo. Approvata dal Parlamento Europeo nell’aprile 2024, è la prima legge europea che dà una definizione giuridica di suolo sano. La Direttiva impone a ogni Stato membro di monitorare ogni tre anni lo stato di salute di tutti i suoli e, soprattutto, introduce per legge il principio di gerarchia Evita, Riduci, Compensa. Tradotto per un Sindaco: prima di tutto devi evitare di costruire su suolo vergine, devi verificare le alternative su aree già compromesse. Se proprio non puoi evitare, devi ridurre al minimo l’impronta. Se consumi, sei obbligato a compensare restituendo altro suolo altrove.

Il secondo dispositivo è il Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della Natura. Entrato in vigore il 18 agosto 2024, è vincolante e direttamente applicabile in tutti i Comuni senza bisogno di leggi nazionali. All’articolo 8 dice che i 2.761 comuni italiani classificati da Eurostat come città e sobborghi densi, tra cui Roma, Guidonia, Fiumicino, Pomezia, Tivoli, Anzio, Velletri e anche Monterotondo, devono azzerare entro il 2030 la perdita netta di verde urbano e di copertura arborea rispetto ai valori del 2024. Dopo il 2030 devono aumentarli del 3%.

Il terzo dispositivo è il Piano Nazionale di Ripristino. Ogni Stato membro doveva presentarlo entro il 1 settembre 2026 alla Commissione Europea per spiegare come intende rispettare il Regolamento.

Il principio europeo Evita, Riduci, Compensa alla base della Direttiva UE sul Monitoraggio del Suolo e del Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della Natura. Elaborazione grafica su schema UE, diritti dati originali ISPRA

Gli effetti e i risultati: cosa ci dice ISPRA alla luce dell’Europa

Se applichiamo queste tre leggi ai numeri di ieri, l’Italia risulta già inadempiente su tutti i fronti.
Nel 2025 l’Italia ha perso 10.243 ettari di suolo naturale. Sono 102,4 chilometri quadrati, il 22% in più rispetto al 2024. Significa 28 ettari al giorno, 3,2 metri quadri al secondo.

Di tutta questa terra, ne abbiamo restituita pochissima: solo 746 ettari sono tornati ad essere suolo vivo. È il 7,3% del totale. Per ogni ettaro che restituiamo, quasi 14 li perdiamo per sempre. Dal 2006 ad oggi il 98% dei comuni italiani ha aumentato il suo suolo artificiale.

Sul verde urbano il fallimento è ancora più evidente. A un solo anno dall’entrata in vigore dell’obbligo di azzerare la perdita, 2.183 comuni città su 2.761, l’80%, hanno continuato a perderlo. Nel solo 2025 sono andati persi 4.231 ettari di verde urbano e 320 ettari di copertura arborea.

Per la prima volta però ISPRA indica dove intervenire: ha mappato 212.327 ettari in Italia dove si può togliere asfalto e far tornare terra, di cui oltre 35.000 ettari di proprietà pubblica. Ci sono poi 9,6 milioni di abitazioni non occupate da recuperare, 3.281 chilometri quadrati dove piantare nuovi boschi urbani e 1.116 chilometri quadrati di tetti dove installare fotovoltaico senza consumare terra.

Il consumo di suolo in Italia. Le aree in rosso mostrano la cementificazione. Il Lazio è tra le regioni con maggior consumo, Roma maglia nera dei Comuni. Elaborazione grafica su dati cartografici ISPRA-SNPA, diritti riservati ISPRA / Copernicus Sentinel

Come si cala sull’Area Metropolitana e sulla Provincia Romana

Il Lazio è la fotografia perfetta del fallimento nazionale. Con 1.436 ettari persi nel 2025 è la seconda regione peggiore d’Italia. La provincia peggiore del Lazio è Viterbo con 969 ettari. Ma il dato più importante è che il Lazio è la prima regione in Italia per estensione di aree pubbliche de-impermeabilizzabili.

La campagna della Provincia Romana invasa da capannoni logistici e cantieri su terra agricola. È il modello che ha portato Roma ad essere maglia nera d’Italia. Elaborazione grafica su dati ISPRA 2026, diritti riservati ISPRA

Roma Capitale è la maglia nera nazionale. Con 74 ettari di nuovo consumo netto e 53 ettari di verde urbano perso è il Comune che ha consumato di più in tutta Italia. Dentro Roma, il Municipio XV è l’area più cementificata con 677 ettari. Tutta la Provincia Romana ne è coinvolta. Nel 2025 quasi due terzi dei 121 comuni della Città Metropolitana di Roma Capitale hanno registrato nuovo consumo. Le direttrici sono la via Salaria verso Monterotondo e Rieti, la Nomentana, l’A1. La Città Metropolitana di Roma è la prima in Italia per potenziale di de-impermeabilizzazione su aree pubbliche.

Rinaturalizzazione urbana: rimuovere asfalto per far tornare terra e piantare alberi. È il modello che l’UE finanzia con il Regolamento 2024/1991 e che ISPRA indica come strada. Elaborazione grafica ispirata a progetti UE di depaving, dati ISPRA

La contraddizione locale: Piazza della Libertà a Monterotondo

Monterotondo, Piazza della Libertà oggi. Vista aerea del polmone verde nel centro storico. Foto: Comitato Salviamo Piazza della Libertà – Archivio privato
Piazza della Libertà oggi. Questo è il verde che vogliamo difendere: 24 alberi adulti a rischio abbattimento. Foto: Comitato Salviamo Piazza della Libertà

Monterotondo è tra i dieci comuni medio-grandi più popolosi della Provincia Romana con oltre 41.000 abitanti e rientra a pieno titolo tra i comuni obbligati dall’Europa ad azzerare entro il 2030 la perdita di verde urbano. In Piazza della Libertà è in discussione un progetto che prevede un parcheggio interrato, una palazzina di 4 piani e l’abbattimento di 24 alberi ad alto fusto, di cui due secolari e protetti dalla Legge Regionale del Lazio sugli alberi monumentali. Un progetto che contraddice punto per punto i tre dispositivi europei: non evita il consumo ma lo rende irreversibile con un interrato che impermeabilizza per sempre, non riduce ma aggiunge volumetria in centro, non azzera la perdita di verde ma la produce con 24 alberi in meno e la cancellazione di due monumenti naturali che un albero giovane potrà sostituire solo tra 40 anni. Mentre ISPRA e l’Europa ci dicono di togliere cemento e piantare alberi, qui si discute di come aggiungerne.


Immagine di copertina: Il progetto in discussione a Monterotondo: parcheggio interrato sotto la piazza, palazzina di 4 piani e sostituzione dei 24 alberi adulti con alberelli. Render: progetto Comune di Monterotondo

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